Destino : Le piccole ossessioni di Hosoda

Per fare un buon film, sono necessarie buone idee e una buona équipe su cui fare affidamento. Parola di maestro.

Nel giro di pochi anni, Hosoda Mamoru è diventato uno dei registi d’animazione più ricercati. I suoi film hanno avuto un grande successo in Giappone, e l’anno scorso il Festival Internazionale del Film di Tokyo (TIFF) gli ha dedicato persino una retrospettiva speciale. È proprio in questa occasione che ZOOM Giappone è riuscito a ottenere un’intervista esclusiva.

Ami e Yuki, i bambini lupo ha permesso a Hosoda Mamoru di raggiungere una fama internazionale. © 2012 “WOLF CHILDREN” FILM PARTNER

Ami e Yuki, i bambini lupo e Il ragazzo e la bestia hanno diversi temi importanti in comune. Uno fra questi è la relazione fra uomini e animali.
Hosoda Mamoru: L’idea di partenza dei Bambini lupo viene da un’esperienza divertente. Un giorno, stavo parlando ad una ragazza del mio progetto di fare una storia che ruotasse attorno al tema dell’educazione dei bambini. Lei mi disse che crescere un bambino, era come avere un mostro in casa, o una bestia feroce. Il suo commento mi ha ispirato per creare questi personaggi metà bambini e metà animali.

I due film si interessano anche alla relazione genitore/figlio. È una coincidenza o una precisa volontà di esplorare questo tema in profondità?
H. M.: Effettivamente volevo suggerire una sensazione di continuità fra le due storie, ma al tempo stesso volevo abbordare lo stesso soggetto da due punti di vista differenti. Così, nei Bambini lupo abbiamo una donna che affronta da sola la responsabilità di crescere due pargoli, mentre ne Il ragazzo e la bestia c’è un padre che deve fare i conti col fallimento del proprio matrimonio, provando a ritessere la relazione col figlio e conquistando nuovamente la fiducia di quest’ultimo.
D’altra parte, la dicotomia madre/padre ha influenzato la mia scelta per la localizzazione dei film. Durante l’infanzia e l’adolescenza, per esempio, siamo più vicini a nostra madre. È una relazione più naturale e istintiva che intellettuale, ecco perché l’ambiente in cui si svolge la vicenda è in campagna. Ci avviciniamo a nostro padre quando iniziamo a muovere i primi passi nell’età adulta, verso l’indipendenza, quando cominciamo l’università o ancora quando cerchiamo lavoro per la prima volta. Ho pensato così che ne Il ragazzo e la bestia, Ren avrebbe dovuto trovarsi in città, un ambiente più ostile e più difficile.

Il crescere è un altro tema che i due film posseggono in comune. Nei Bambini lupo, seguiamo i due giovani protagonisti dalla nascita fino ai loro tredici anni, mentre ne Il ragazzo e la bestia, la storia di Ren si sviluppa lungo un periodo di otto anni. Sembra particolarmente interessato al soggetto…
H. M.: Non esagero quando dico che si tratta del soggetto che mi sta più a cuore. Cosa significa crescere? Qual’è il ruolo dei genitori? Cosa devono fare? I bambini piccoli si esprimono per la prima volta. In questo senso, l’infanzia è un periodo molto intenso – probabilmente il più intenso – della nostra esistenza. In quanto esseri umani, cambiamo costantemente, ma come e perché cambiamo? I maschietti non pensano alle bambine. Non vogliono giocare con loro, le considerano quasi come un fastidio. Poi la pubertà arriva e si innamorano perdutamente di una ragazza della loro classe. Coi nostri genitori si produce la dinamica inversa. Quando siamo piccoli, papà e mamma sono tutto per noi, e quando arriviamo all’adolescenza, di colpo, non li sopportiamo più. Trovo che questi temi siano estremamente affascinanti. Sfortunatamente, invecchiando perdiamo questa capacità di meravigliarci. Diventiamo ostinati, inflessibili. Credo tuttavia che anche gli adulti possano imparare qualcosa dai bambini osservando il loro modo di cambiare e crescere.

In un certo senso, i registi d’animazione hanno conservato questa capacità di meravigliarsi di cui sta parlando. Quando ha iniziato a voler fare animazione?
H. M.: Quand’ero bambino adoravo il disegno. Poi, nel 1979 ho visto Il castello di Cagliostro di Miyazaki. Sono rimato talmente impressionato che ho deciso di lavorare nell’animazione.

Viene dipinto come il “nuovo Miyazaki” . Che effetto fa questo paragone?
H. M.: (Ride) In effetti quand’ero studente idolatravo Miyazaki. Questo paragone mi rende orgoglioso. Tuttavia, quando ho cominciato a lavorare nell’animazione e sono poi diventato regista, ho capito che non avrei potuto limitarmi ad ammirare il lavoro di Miyazaki. Al contrario, dovevo uscire dalla sua ombra e sfidarlo. Il mio obiettivo attuale è riuscire ad andare aldilà della sua creazione e proporre qualcosa di nuovo, di diverso e perché no?, di migliore. Se ci limitiamo a seguire le orme dei nostri modelli, non esiste progresso reale.

Ora che crea le sue storie originali e che ha nuove responsabilità come regista, trova sempre il tempo di disegnare o ha delegato il compito ad altri?
H. M.: Amo sempre utilizzare la mia matita e amo anche lavorare con altri disegnatori del mio team. Preferisco dividere con loro questo compito.